pasticceria cova Milano ruinart

Ruinart brinda ai 200 anni della Pasticceria Cova

giugno 3, 2018 by Valentina

Chi non abita a Milano non può comprendere cosa sia la Pasticceria Cova. Questo iconico locale milanese rappresenta degnamente la città e compie 200 anni. Un caffè fondato nel 1817 da Antonio Cova, un soldato di Napoleone, in un palazzo di fronte alla Scala. Arredamento elegante, senza risparmio di luci e specchi, subito molto frequentato dalla nuova borghesia, che con la rivoluzione industriale stava diventando la nuova classe dirigente. Ha visto artisti, politici, scrittori, musicisti, da Giuseppe Verdi a Puccini, Garibaldi, Mazzini, poi Maria Callas, Hemingway, nessuno resisteva al suo richiamo. Neanch’io veramente, quando arrivo alla Pasticceria Cova scordo tutti i buoni propositi di dieta.

pasticceria cova

Locale nato ancora prima dell’ Italia, quando Milano era sotto l’impero austriaco. Al piano terra del Cova si ritrovavano gli ufficiali dell’Impero asburgico che discutevano come scovare i patrioti italiani, non immaginando che i carbonari frequentavano il primo piano del Cova, sopra le loro teste. Ma il destino mischia le carte, il bombardamento del 1943 distrusse sia il Cova che parte della Scala, e la pasticceria si trasferì in seguito in Via Montenapoleone, dove erano già presenti le boutiques e gli ateliers degli stilisti.

Pasticceria Cova Milano

Pasticceria Cova Milano

Intanto un ragazzino pieno di energie e di entusiasmo, Mario Faccioli, a 12 anni si spostava ogni mattina dalla provincia di Pavia, in corriera, fino a Milano per lavorare in una salumeria. E’ bravo, capace, determinato, cresce e riesce ad aprirne una sua. Così bravo che il Salumaio di Via Montenapoleone lo chiama come direttore del suo negozio. Camice bianco, impeccabile, diventa per tutti Mario conosciuto e apprezzato dall’esigente clientela.

Pasticceria Cova Milano

Pasticceria Cova Milano

Tre grandi passioni, il lavoro, l’Inter e la montagna,  sopratutto il lavoro, quello vero, senza risparmiarsi. Ma Mario ama le sfide, non si accontenta e mette gli occhi sulla Pasticceria Cova, ma non ha tutto il capitale necessario. Ha però le conoscenze del mondo dell’imprenditoria milanese e risolve il problema senza banche e scartoffie, solo con una stretta di mano, come si usa tra gentiluomini, quindi acquista il Cova. Sempre presente, sempre a migliorarsi, apre negozi anche a Hong Kong e a Dubai. Adesso ha deciso di lasciare spazio alle due figlie, Paola e Daniela, che hanno ereditato la stessa passione. Per fortuna, penso io, quando assaggio le loro specialità, sempre eccellenti.

Pasticceria Cova Milano

Pasticceria Cova Milano

Passione che appare anche nel libro, scritto da loro, che racconta i 200 anni di Cova, con le fantastiche foto di Giovanni Gastel. Avevo già scritto di lui, con la famiglia Cerea, e di come le sue foto potessero trasmettere emozioni. Non è solo la tecnica, è il cuore, l’inventiva, la genialità: la bicicletta con le specialità di Cova nelle ruote, per ricordare l’inizio del padre Mario,  o le tazzine con le foto dei personaggi. Sono fotografie che rendono l’essenza dell’anima. Si, adoro Gastel, scusatemi.

pasticceria cova ruinart

Ma qualche giorno fa al Cova Garden la pasticceria non era l’unica protagonista: alle 200 candeline si brindava con lo champagne Ruinart, una delle Maison più antiche, se si pensa che è stata fondata nel 1729, da un monaco benedettino, Dom Thierry Ruinart, che aveva compreso presto l’importanza della produzione e del commercio dello champagne, sopratutto perché molto amato dall’aristocrazia europea.

ruinart pasticceria cova

Fu suo nipote comunque a realizzare la produzione della Maison, che scelse lo Chardonnay come fil rouge per tutte le sue bollicine. Da allora Ruinart ha conquistato tutto il mondo. Noi per l’occasione, abbiamo brindato con lo Champagne Ruinart Brut Rosè, fresco e delicato, con un sentore di frutti rossi e melograno, adattissimo ad accompagnare le prelibatezze di Cova, ascoltando i pezzi del DJ Matteo Ceccarini.

Risotto rigorosamente allo Champagne Ruinart, (buonissimo, io che amo molto il risotto, l’ho definito un’opera d’arte) deliziosi finger food. poi una torta gigantesca e scenografica, ispirata ai 200 anni della Pasticcera Cova, che ha annullato all’istante qualunque serio tentativo di dieta, ma ne valeva la pena, credetemi. Sono quelle serate che ti creano emozione, dove partecipi volentieri. Alla prova costume ci pensiamo domani.

pasticceria cova

Credits: photo © fashioninfusion.it

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