
Aperta la nuova Biennale Arte Venezia 2024 con il tema Stranieri Ovunque
Si è aperta la 60° Biennale Arte Venezia 2024, dedicata allo staniero. Stranieri ovunque. Guarda all’ idea di esplorare il concetto di straniero, condizione che, nella società contemporanea, ci riguarda tutti, perchè ognuno di noi è estraneo a qualcosa. Vuole dare visibilità all’arte marginale di chi è straniero, o si sente straniero. Anche in casa propria. Vuole essere anche una provocazione.

First Nations – Global South
Nella mostra infatti è dato molto spazio alle opere delle First Nations e Global South, forme di espressione spontanee legate a culture locali. O artisti autodidatti o con linguaggi tradizionali ereditati.
Queste opere, non sempre valorizzate, hanno molto spazio sia nella parte che si svolge all’Arsenale, sia in quella dei Giardini. Così il direttore artistico Pedrosa ribalta l’idea di tenere separate arte tradizionale e arte focloristica. Sono forme di espressione però, che rappresentano una storia vera e propria, una presenza a cui dare spazio.
Un tema interessante sopratutto ora nella globalizzazione, dove è più possibile ammirare e comprendere nuove culture, lingue e identità, e le varie diversità. Una mostra che oltre a divulgare l’arte contemporanea, diventa un’opportunità per capire meglio le dinamiche sociali e politiche della nostra epoca. Le opere d’arte possono trasmettere messaggi alle nostre coscienze, importante per dare ai ragazzi la possibilità di una crescita culturale. E’ utile infatti preparare gli studenti a confrontarsi con l’arte contemporanea, in modo critico e consapevole.

L’idea di straniero può essere interpretata in vari modi
L’idea di straniero può essere interpretata in maniera differenta a seconda dell’artista, della sua formazione culturale, e non tutte le opere sono comprensibili subito.
Nell’Arsenale, si legge subito la scritta del duo Claire Fontaine, Stranieri Ovunque. Foreigners Everywhere. Si vede poi l’installazione di dimensioni ambientali del collettivo femminile maori Mataaho di Aotearoa della Nuova Zelanda, una trama di fasce che vuole evocare una capanna e una culla. Dopo di loro appare un astronauta solitario, come se fosse un pellegrino, con oggetti terreni e vestito di tessuti batik. Opera dell’artista anglonigeriano Yinka Shonibare, che utilizza il tessile per mostrare il colonialismo nel mondo.
Così si affronta il tema della lavorazione con la sua varietà di tecniche, come la pittura, temi che ricorrono frequentemente. Subito dopo appare una grande tela ricamata, frutto del lavoro collettivo di un gruppo di donne cilene di Isla Negra. Vogliono rappresentare la propria isola con l’intero Cile e tra i suoi personaggi compare Pablo Neruda. Fu realizzata velocemente per riempire di opere d’arte il Palazzo presidenziale.
Altri artisti sono autodidatti, altri perseguitati dal regime, e si trova anche una sezione speciale dedicata al Disobedience Archive. Sarebbe l’archivio di Marco Scotini, che dal 2005 raccoglie video sulle relazioni tra arte e attivismo sociale.

Presenti anche parecchie sezioni storiche
Molti i nuclei storici. Uno formato da opere provenienti dall’America Latina, Africa, Medio Oriente e Asia.
Un altro è sulla libertà di scegliere chi essere senza paura, un’altra dedicata ai ritratti e alla figura umana. Una sezione è dedicata all’Italia, agli artisti italiani che hanno lasciato il paese, ricostruendo la propria vita e percorso all’estero.
Molti di loro si sono inseriti nelle culture locali. Le opere di questa sezione sono esposte sui Cavaletes de vidro di Lina Bo Bardi, designer italiana trasferita in Brasile nel 1946. In questa sezione c’è anche un disegno di Anna Maria Maiolino, trasferita dalla Calabria in Venezuela poi in Brasile.
La Biennale ha conferito a Maiolino il Leone d’Oro speciale alla Carriera. Un’altra persona che ha ricevuto questo premio è stata Nil Yalter, artista turca nata al Cairo e poi trasferitasi a Parigi, pioniera del movimento artistico femminista e attenta a tematiche politiche e sociali. Una sua installazione di Exile is a Hard Job, apre la mostra ai Giardini.
In conclusione, il tema Stranieri è particolarmente sentito dai giovani, che spesso vivono in una condizione di isolamento, si sentono fuori posto. Sentirsi , straniero non solo per la migrazione o nazionalità, ma anche per ragazzi che si sentono soli e isolati a scuola o in famiglia. La mostra diventa occasione per capire questo senso di estraneità, aiutandoli a capire che il sentirsi stranieri è una situazione di molti, e può essere la possibilità di arricchimento personale. Un tema conosciuto e che coinvolge tutti noi.
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